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Escritos de - Iñaki De Juana Chaos - en idatziak

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Carta Pública

Pubblicato su GARA il 1-12-2004
 
(Grazie a Ursula per la traduzione. Eskerrak Ursulari itzulpenagatik. Thans to Ursula for the translation. Gracias a Ursula por la traducción)

Vedo la televisione. Ascolto la radio. Leggo i giornali e le riviste e il bombardamento è intenso e costante. Il nemico è cresciuto. Arresti a Iparralde e a Hegoalde. Retate in Francia e in Spagna. Informazioni velenose che vogliono diffondere il virus della sfiducia.

El Lobo, un semplice spione che la txakurrada [guardia civil, ndt] ha svuotato a dovere prima di gettarlo nel letamaio dei rifiuti (come tutte le altre spie da quattro soldi) viene ora recuperato ed elevato alla categoria di eroe dell'infiltrazione e dei servizi segreti; a protagonista di film e documentari in cui esibiscono sparate romanzesche a colpi di copione e di libretti di assegni.

Manovre per demoralizzare. Fughe di notizie, di corrispondenza e di conversazioni, totali e parziali, ma comunque interessate e manipolate, pur riconoscendo che non dobbiamo agevolargli il compito.

Dispersione penitenziaria: carceraria e intracarceraria. Violenze, torture rinnovate nel tempo ma permanenti nella forma e antiche quanto la repressione politica. Aggressioni. Sofferenza per le nostre famiglie e per i nostri amici. Compagni malati ricattati approfittando della gravità della loro situazione.

Sì, l'offensiva è forte, su tutti i fronti, e innegabile. Forse il nemico si sta augurando di darci così il colpo finale? Di distruggere il MLNV? Di riuscire a piegare un popolo o, almeno, a silenziarne i passi facendogli calpestare soltanto della moquette?

Non c'è bisogno di essere degli indovini per poter gridare con forza e convinzione, in un'espressione politicamente scorretta: Andate a farvi fottere! Andate affanculo con tutte le vostre manipolazioni perché non vincerete. O forse non vi siete ancora resi conto che noi possediamo uno scudo invulnerabile che non è altro che la ragione?

Come ogni potere totalitario, fascista o neofascista, l'attuale Governo del PSOE, come tutti quelli precedenti, è costretto a riscrivere permanentemente la storia, a manipolare e a mentire creando buoni e cattivi secondo le convenienze, oltrepassando di molto i limiti del noto romanzo orwelliano. E questo come strategia di guerra con l'unico e dichiarato obiettivo della nostra assimilazione, della rinuncia ai nostri principi, valori e diritti, e della nostra integrazione nel suo sistema.

Giudici prevaricatori, politici corrotti, professionisti della tortura, carcerieri senza scrupoli: siete noiosi, pesanti e prevedibili. Non meritate alcun rispetto né considerazione, nemmeno quella di stare attento al tono di questa lettera.

Ma tutto ciò merita una spiegazione. Totalitario l'atteggiamento di Zapatero? Fascisti quegli occhietti azzurri e quel sorriso angelico? Lo stesso che ha tolto i soldati dall'Iraq? Colui che ha modificato le leggi sull'aborto, sul divorzio e altre per accontentare una «sinistra addomesticata»? Ebbene sì, totalitarista senza alcun dubbio, perché assumendo come priorità Euskal Herria, e non poteva essere altrimenti per i baschi, chi emana leggi eccezionali, chi crea o mantiene tribunali speciali, chi protegge la tortura, perseguita e reprime i diritti all'associazione, di espressione, di stampa, chi proibisce la partecipazione politica elettorale e chi fa di tutto per mettere a tacere una nazione e negarle il diritto all'autodeterminazione è un fascista bell'e buono e basta con i giri di parole.

Tecnicamente, il 25 ottobre 2004 ho scontato la mia condanna in carcere imposta dal suo sistema giuridico e penitenziario con il Codice Penale del 1973, codice franchista sicuramente più «tenero» di quello attuale dei suoi eredi. A partire da quella data non sono uscito di prigione, ufficialmente perché il giudice Gómez Bermúdez, un'altra stella meteorica fabbricata sulla sofferenza basca, ha dei «dubbi» sulla condanna scontata. E ancora una volta non posso fare a meno di stupirmi per il grado di disprezzo per la legge che dimostrano i suoi stessi servitori. Che le rifiutiamo noi che le combattiamo è naturale, ma che le disprezzino coloro che vivono di esse è un ulteriore indizio di quale sia la loro funzione.

Tuttavia, non si possono né si devono adoperare nel mio caso i termini illegalità, sequestro... E non mi piace che lo facciano in mia difesa, perché in modo illegale e sequestrati in carcere da un sistema autoritario, e alcuni da molto più tempo del sottoscritto, siamo 700 compagni e compagne, e fuori dal carcere lo è tutta quella società basca che non si sottomette. In fondo, ci sono centinaia di migliaia di baschi e basche che oggi si trovano in attesa di giudizio, in attesa che una di queste notti degli agenti in divisa bussino alla loro porta e li arrestino per cattiva condotta.

È stato molto più chiaro il ministro López Aguilar. De Juana non può essere assolutamente scarcerato ed è inutile parlarne. Motivo? Non dà segni di ravvedimento. Tuttavia, fortunatamente, di ravvedimento non dà segno né De Juana né l'immensa maggioranza dei 700 prigionieri e prigioniere, né gran parte della società basca.

Perché ravvedersi nel senso adoperato dal nemico implica la sconfitta e l'accettazione dei controvalori che così magnificamente rappresentano tutti i López Aguilar, Zapatero e Gómez Bermúdez. Ma dovrebbero rivolgersi una domanda: se 700 compagne e compagni con migliaia di anni di carcere scontati e da scontare sulle nostre spalle non diamo segno di «ravvedimento», non sarà perché c'è qualcosa che non funziona nel «sistema penitenziario»? Ciò che non funziona è che abbiamo dalla nostra lo scudo della ragione. E nulla è insuperabile, né personalmente né politicamente, tranne l'interiorizzazione della sconfitta.

In tutti i processi ci sono degli alti e bassi. Anche le apparenze ingannano. Politicamente, il rumore non significa forza né il silenzio significa debolezza. Vinceremo. Leggiamo la storia di altri processi trionfanti, non di quelli sconfitti. Paragoniamo l'accettazione del nostro discorso politico da parte della società basca, adesso e 25 anni fa. E il resto è semplice: lavoro, sacrificio, imparare dagli errori e non metterci i bastoni fra le ruote da soli.

Anni fa ho sentito un compagno molto stimato gridare con forza: «Giù le vostre sporche mani da Euskal Herria». Sì, giù le mani, perché un'altra strada comporta soltanto altra sofferenza. Oppure il futuro finirà per dimostrare, sicuramente, che ne sarete rimasti senza.


Spagnolo, gazteleraz, Spanish, castellano

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